Op.3 – ARARAT (2025) – ca. 11′
Dedicato allo spirito indomito del Popolo Armeno.
Composizione: Como, set–dic 2025; testo d’autore definitivo completato il 27 dic 2025
Forma/struttura: suite in 6 movimenti — I. Ouverture; II. Misterioso; III. Recitativo; IV. Tempo di Mezzo; V. Gavotta; VI. Reprise.
Organico: QUINTETTO DI LEGNI — FLAUTO, OBOE, CLARINETTO (in Si♭), CORNO (in Fa), FAGOTTO
Pubblicazioni:
– Casaccia, Alexandre. Ararat (Op.3). Partitura e parti. Edizione auto-pubblicata, 27 dic 2025. DOI: 10.5281/zenodo.17833357; disponibile anche su IMSLP (n. rif. interno IAC 7).
Licenza: © 2025 Alexandre Casaccia. Pubblicato sotto CC BY-SA 4.0.
NOTA DI SALA
Ararat offre un’esplorazione della trascendenza spirituale, radicata nel profondo simbolismo dell’Armenia e del suo iconico Monte Ararat. Per il compositore, che ha legami personali profondi con l’Armenia, l’opera si addentra nell’essenza eterna e mitica di questa terra — nella sua gravitas spirituale — e nell’aspirazione umana a connettersi con una conoscenza antica e assoluta. L’Armenia, in questo contesto, non è soltanto un’entità geografica o culturale, ma un simbolo del potenziale dell’umanità di evolvere verso un’esistenza superiore e pacifica. Il Monte Ararat, che si erge sopra l’Armenia, rappresenta non solo un luogo sacro nella storia della nazione, ma anche un simbolo universale della trascendenza umana; una montagna che, nella sua maestosità e atemporalità, evoca una connessione con regni superiori di comprensione — quelli che vanno oltre il mondo fisico e materiale.
Casaccia attinge a questa profonda, quasi mistica, risonanza in Ararat, creando un viaggio musicale che esprime sia la bellezza che l’incertezza insite nella ricerca spirituale dell’umanità. I sei movimenti dell’opera esplorano l’intreccio di due motivi musicali: l’uno ascendente, che rappresenta l’aspirazione, la trascendenza e il desiderio di realizzazione spirituale; l’altro discendente, che simboleggia il peso dell’esistenza materiale, il conflitto e la tensione irrisolta della condizione umana. Il pezzo si apre con l’ampia Ouverture, che dischiude all’ascoltatore un vasto paesaggio di possibilità. Segue il Misterioso, un movimento che esplora l’introspezione e le profondità misteriose del desiderio spirituale. Il Recitativo approfondisce il percorso emotivo, evocando il conflitto interiore tra terreno e trascendente. Il Tempo di Mezzo e la Gavotta introducono momenti contrastanti di tensione e fragile gioia, prima che la Reprise finale chiuda l’opera in un’apertura irrisolta — specchio dell’incertezza che caratterizza il cammino dell’umanità verso il progresso spirituale.
Sebbene Ararat non si confronti direttamente con le realtà politiche dell’Armenia contemporanea, risuona profondamente con lo spirito di resistenza, speranza e rinnovamento che definisce la storia della nazione. Il brano riconosce che il cammino verso il risveglio spirituale è costellato di sfide e incertezze, ma mantiene la convinzione che tale viaggio sia possibile, anche di fronte alla turbolenza e al caos del mondo. In questo senso, Ararat non è solo un tributo allo spirito resiliente di un popolo, ma un appello universale al potenziale di trasformazione dell’umanità.
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