Op. 3 – ARARAT (2026) — ca. 11′30″
Commissione del Quintetto Pentafiati; dedicato allo Spirito del popolo armeno
Quintetto di fiati · ca. 11′30″ · Sei movimenti
Flauto in Do (con piede al Si), oboe, clarinetto (in Si♭), corno (in Fa), fagotto
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Nota di sala:
Ararat offre un’esplorazione della trascendenza spirituale, radicata nel profondo simbolismo dell’Armenia e del suo iconico Monte Ararat. Per il compositore, che ha legami personali profondi con l’Armenia, l’opera si addentra nell’essenza eterna e mitica di questa terra — nella sua gravitas spirituale — e nell’aspirazione umana universale a connettersi con una conoscenza antica e assoluta. L’Armenia, in questo contesto, non è trattata soltanto come un’entità geografica o culturale, ma come un simbolo del potenziale dell’umanità di evolvere verso un’esistenza superiore, connessa e pacifica. Il Monte Ararat, sacro alla memoria armena e tradizionalmente associato al luogo di approdo dell’Arca di Noè, diventa al tempo stesso montagna di ascesa e luogo di ri-creazione: simbolo di sopravvivenza dopo la catastrofe e della rinnovata possibilità di un inizio umano.
Il percorso musicale è plasmato da due idee opposte e tuttavia intrecciate: una figura discendente di tre note e una figura ascendente costruita su quarte ascendenti ripetute. La figura discendente apre l’Ouverture in una forma più diatonica, estroversa, quasi esultante; dal secondo movimento in poi, tuttavia, mentre la musica entra in un mondo cromatico più introspettivo, essa rivela la sua identità più oscura. La sua forma successiva — una seconda aumentata discendente seguita da un semitono discendente — evoca il colore fatale della scala minore armonica e reca una distinta inflessione armena, richiamando, senza citazione, le svolte modali e cadenzali del canto sacro armeno. Attraverso la variazione cromatica, la figura genera catene di terze discendenti, suggerendo una caduta libera continua: simbolo di incarnazione, perdita, dolore, rimorso e della necessaria caduta attraverso cui la conoscenza viene acquisita per esperienza. Di fronte ad essa, l’idea ascendente fondata sulla quarta guadagna progressivamente forza: la sua chiarezza diatonica e il suo impulso verso l’alto evocano creazione, vita primordiale, aspirazione spirituale e possibilità di salvezza. Nella sua forma stabile, essa traccia inoltre il profilo visivo del Piccolo Ararat e del Grande Ararat visti dall’Armenia — una salita minore seguita da una maggiore, ciascuna seguita da una discesa. Nel corso dei sei movimenti, questa polarità si riequilibra gradualmente. Nella Reprise finale, la figura discendente iniziale ritorna, ma la conclusione è plasmata dall’idea ascendente. L’impulso ascensionale prevale senza trasformarsi in semplice trionfo, lasciando la trascendenza come aspirazione più che come affermazione — aperta, luminosa e irrisolta.
Sebbene Ararat non si confronti direttamente con le realtà politiche dell’Armenia contemporanea, risuona profondamente con lo spirito di resistenza, speranza e rinnovamento che definisce la storia della nazione. In questo senso, il brano non è soltanto un tributo allo spirito indomito di un popolo, ma una meditazione universale sulla capacità di trasformazione dell’umanità.
Composizione: Como, 02 feb–21 mag 2026; testo d’autore definitivo completato il 21 mag 2026
Forma/struttura: ciclo in 6 movimenti — I. Ouverture; II. Misterioso; III. Recitativo; IV. Tempo di Mezzo; V. Gavotta; VI. Reprise.
Serie d’organico: QUINTETTO di FIATI n. 1
Organico:
FLAUTO in Do (con piede al Si), OBOE, CLARINETTO (in Si♭), CORNO (in Fa), FAGOTTO
Storia testuale:
– s. 1 (mag 2026): autografo digitale; partitura e parti, trasposte, ove applicabile; stato di prima pubblicazione, pre-prove, pubblicato il 21 mag 2026; DOI di versione: 10.5281/zenodo.17833358, come riportato nel colophon dell’edizione.
Pubblicazioni:
– Casaccia, Alexandre. Ararat, Op. 3. Partitura e parti. Edizione auto-pubblicata, 21 mag 2026. DOI: 10.5281/zenodo.17833357
Diritti:
© 2026 Alexandre Casaccia. Tutti i diritti riservati.
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Anteprima della partitura: